Venerdì 15 Ottobre 2010 09:00

Campioni del mondo!

Sono partita da qui per i miei mondiali, da un momento di silenzio...in mezzo ad un ruomre assordante e ad un 'emozione che come dice quella canzone...non ha voce...

“Peace on the hills”perchè è grazie alla pace che con tenacia si raggiungono le grandi cime.

Le prime ore di gara come sempre sono state le più impegnative: Partiti come sempre stile Le Man raggiungo la mia bicletta con un affanno controllato, senza aver spinto troppo.Sapevo la salita mi avrebbe già messo a dura prova.La discesda forse ancora di più, con la ,mia hardtail alla lunga il dolore alla schiena sarebbe diventato insopportabile e le mani piene di bolle.

“Wisdom and balance when you attack”, perchè con la fiducia e l'equilibrio riesco ad esprimere al meglio ciò che sono.

Così nella prima parte di gara, fino al tramonto, pedalo in attacco, spingo e tengo il cuore mediamente alto e l'attenzione e la velocità nelle discese più alta possibile, rischiando ad ogni sasso, ostacolo, tornante.So che dura 24 ore ma l'esperienza mi ha anche insegnato che se in querste ore si accumula vantaggio sia psicologicamente che fisicamente ci si ritrova in una posizione di privilegio...e così sarà.

Raggiungo il disatcco di quasi due ore dalle inseguitrici, prima l'inglese, poi l'australiana...Mi confiderannio dopo in premiazione che hanno lottato per raggiingermi, ma era inutile...

“Patience on the flat”...anche se di pianura qui ne ho vista poca la pazienza è stata tanta quando, alla terza foratura ho alzato gli occhi ad un cielo scuro, stellato urlando a mia mamma “Cosa mi stai dicendo  mamma??Cosa vuoi che io faccia?”.Dopo questo urlo e aver ricacciato in gola le larcime, grazie ad un lungo respiro e ad un ciclista che mi ha imprestato camera e aria compressa, le mei mani ormai abili hanno nuovamente cambiato e sistemato la ruota, che di lì a poco si sarebbe forata nuovamente. Ormai  il coppertone era talmente danneggiato che nulla avrei potuto fare ed allora, scortata da un ciclista, scelgo di buttarmi nel toboga ed arrivare nella mia pit area con la ruota a terra.

Calcolo che probabilmente il tempo perduto non e' sufficiente alle mie avversarie per potermi riprendere: Resto infatti ancora in testa, con un'ora di vantaggio circa, che durante la notte ritorna quasi due.

Peccato le mei luci scarse non mi abbaino dato la possibilità di mantenere la stessa velocità soprattutto nei downhills, tanto pericolosi e sui quali sono caduta spesso a causa della guida più rallentata che portava la mia bike ad impuntarsi sull'avantreno nonostante cercassi di buttare il più possibile il peso indietro.

“Forza Marina” lei che tanto lotta nelle ultime ora mi ha ricordato che e' quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare.Una giovane e deliziosa donna che lunbgo il suo cammino ha incontrato un'auto...mi sta insegnando la forza del coraggio, la voglia di uscire da un involucro pieno di limiti e pesante...nel suo essere...Marina la mattina ha pedalato con me,nella sua silenziosa lotta contro al destino. Ho rallentato l'andatura visto che, facendo due calcoli con il mio pit manager Nicola, ottimo meccanico e assistente durante questa esperienza, abbiamo avuto chiaro il quadro della situazione: “Ti basta andare Anna, serena..nice and easy”, come in Australia si dice.

Così faccio prendendomi tempo e spazi, parlando al cielo e alla mia bici...sono matta?Mha...forse...ma quando tutto ti passa attraverso ti senti parte di quel tutto, o sei il tutto.Tutto ha vita ed una forma che cambia a seconda di come cambi tu. Il toboga che Sauser aveva percorso per due ore, dopo 20 diventa come una giostra illuminata.Giri su te stesso, ormai ne conosci ogni piega, sasso, radice.

Dal dietro la schiena ormai è talmente dolorante che inizio a non sentirla nemmeno più.Le mani stringono a fatica il manubrio..le cadute fatte hanno lascito segni e dolori sparsi, ma ormai lo sguardo è oltre.

Oltre quell'ultimo giro nel quale parto consapevole che mi avrebbe portato verso una maglia...”To get my jersey”...

“I feel love...Stefano, Greta, Sara” persone che la fortuna mi ha fatto incontrare...persone che amo con tutta me stessa davanti alle quali una maglia valer poco.Questo è il senso?Mi sono domandata lungo l'ultima salita nella quale la fatica ha raggiunto livelli infiniti.L'amore che incontriamo lungo il percorso? O l'amore che noi mettiamo lungo la strada?

Quale il senso di tutto questo?

Arrivo così con la bandiera italiana sulle spalle e una grande consapevolezza:non sarà questa maglia a far di me una persona migliore, ma l'impegno, la fatica, la gioia, l'amore che ho vissuto durante il cammino per raggiungerla.

Mi sdraio a terra e piango per una tesnione che ora inizia ad uscire dal mio corpo tanto stropicciato:

grazie mamma Vicky so tu non mi abbandoni mai.

Grazie bambini della cl terza D: Credevate tanto in me...questo mi ha dato tanta forza..non volevo deludervi!!!

Grazie Marina, questo è per te!

 

Grazie Nicola, la tua assistenza è stata preziosa!

Grazie Stefano...l'amore è quel valore immenso che ti porta laddove mai avresti pensato di poter arrivare.

CAMPIONI DEL MONDO...bellissima sensazione, non nascondiamoci dietro ad un dito...si caro De Coubertain partecipare è bellissimo...ma vincere ha un sapore unico...