Domenica 10 Agosto 2008 11:45

WORLD SOLO Championship - Canmore

Ottobre 2007. Milano, Italia.

Ho concluso da poco il campionato 24h Cup che mi ha portato al podio più alto: è una grande emozione.

..navigo su internet,in una notte umida e cerco qualcosa che è un sogno: World Solo Championship 24h.

Luglio 2008. Canmore, stato di Alberta Canada. 27-luglio, h 10:30.

Pedalo da 22 ore, comprendo di aver vissuto quel sogno che cercavo e inizio a pedalare leggera il mio ultimo giro, ma con le lacrime di gioia ed un groppo in gola che non mi fa parlare.

Il Canada è una meta che ogni ciclista dovrebbe segnare sulla sua agendina,uno di quei luoghi magici, immensi ed ancora incontaminati, che ti entrano dentro nella pelle. Canmore dista circa 80km da Calgary, luogo nel quale si sono svolti Giochi olimpici del 1988.Di quel grande evento sportivo restano ancora perfettamente funzionanti tutti gli impianti sportivi.Il Canmore Nordic Centre, con i suoi kilometri di piste da sci di fondo,immersi nei boschi,è ormai sede di allenamento della nazionale canadese e non solo, di sci da fondo, biathlon, mountain bike. Le Rocky Mountains ricordano molto le nostre Dolomiti, anche se è necessario amplificare ogni cosa: dimensioni delle vallate, ettari di boschi,altezza dei pini.Come è facile credere,il Canada è assolutamente pronto a ricevere turisti-ciclisti, che possono giungere dall’Italia anche senza la loro specialissima,essendo dotata di innumerevoli rental center, che per 120 canadian dollars weekly noleggiano ottime bike sia da strada che mtb.È cosi possibile poter scoprire questo paradiso, ricercare i suoi “orsi” o scapparne, attaccando sotto al sellino la “bear’s bell”;seguire le orme degli alci, ascoltare gli squittii dei cani della prateria.Lungo la Trans Canadian Higway,subito dopo Canmore,Banff,il Jonsthon Canyon,Jasper sono luoghi nei quali sembra ancora di respirare l’odore del fuoco acceso dagli indiani che qui furono i veri primi abitanti, attratti da tali orizzonti che erano per loro dotati di sacralità, come il Lake Louise, lungo le cui sponde venivano a fare i loro rituali sacri.Arrivati a Canmore, digerito il jet leg, lentamente iniziamo,Antonio,Gianni ed io ad entrare in questa realtà,tralasciando il vero motivo del nostro viaggio:la gara.Abbastanza rapidamente Stuart Dortland, l’organizzatore del campionato,ci accoglie e rapisce con la sua simpatia e grande capacità logistica, facendoci lentamente scivolare nella “Adrenaline World Cup”. Subito mi rendo conto che nulla è inventato, ma è tutto pianificato secondo un orologio temporale perfettamente organizzato.Già dall’Italia sapevo dove sarebbe stato il mio gazebo(pit area n.d.r)messo in dotazione dall’organizzazione stessa e il mio numero di pettorale.Grazie a dei moduli che mi erano stati inviati nei mesi precedenti, e compilati da ciascun parecipante, è stata fatta una vera “presentazione”di ogni atleta al campionato mondiale, resa pubblica sul sito stesso, che dava la possibilità non solo ai media, ma anche ai concorrenti di venire a conoscenza di chi sarebbe stato,di li a poco, in griglia. Rebecca Rush Usa, Caterina Van der Spieghel Aus,Megan Dimozantos New Zealand solo tre dei nomi:campionesse nazionali nei rispettivi paesi. Lentamente scivolo così dal sentirmi una turista,a entrare nei pantaloncini con il patellone, vedere che piano piano la pit area si anima, stupendomi nel trovare un gazebo dotato di almeno 19 ciabatte con altrettante prese,utile per un’eventuale necessaria ricarica della batteria.Ero e sono tutt’ora stupita di come grandi difficoltà che vivo qui in Italia, siano state semplicemente risolte in terra canadese, con semplici e banali accorgimenti:il parking pass, dato ad ogni concorrente ed al suo crew da la possibilità di avvicinarsi al campo di gara quanto basta per poter portare agilmente tutto il necessario, senza dover camminare per chilometri o innervosirsi per un parcheggio non trovato.Con l’avvicinarsi dell’evento Stuart grazie all’informazione via etere, ricorda a ciascuno gli “impegni” presenti: la “pedalata collettiva”,che tanto ricorda l’iniziativa della 24h di Roma; l’incontro con i media degli atleti elite; il brefing del venerdi pomeriggio.Qua mi fermo:un incontro nel quale sono stati presentati ciclisti che hanno lasciato un segno, una scia nel mondo dell’mtb.Cito solo Brett Wolfe,endurance biker ,dotato di un solo arto inferiore,che ha partecipato alla 24h in Canmore,alla Route de conquistadores,alla TransAlp e a tante altre ancora.Il suo intervento è stato come un lampo,un baleno che irrompe in una sala gremita di solitari che il giorno seguente avrebbero affrontato la loro 24 h e Brett, con le lacrime aglii occhi dice:Some people ask me,how? And I say them: Why Not? Le sue parole rotte dall’emozione entrano in ognuno di noi ed una standing ovation riempie la sala. Da quel momento ho iniziato a sentirmi in gara. Le previsioni sono buone. La notte scivola via e in un baleno, chiamata dall’altoparlante, come hanno fatto per ogni concorrente, mi dirigo correndo verso la griglia e parto.Le prime evidenti differenze in terra canadese sono, in primis, la distanza del percorso, molto tecnico, con strade bianche, saliscendi, strappi improvvisi in conrtopendenza, single track con radici e sassi smossi.Qui di cemento non se ne parla! In secundis, in Canada e negli U.S.A non si usa il chip, in quanto non è ritenuto nescessario. Nessuno,soprattutto dei solitari, oserebbe mai “tagliare”il tracciato.Quindi, terminato il giro, si passa sotto al traguardo a piedi, si passa nella timing zone, viene letto il numero, poi si passa nella pit area e si riparte. Terza e non indifferente diversità: si contano i giri che vengono fatti all’interno delle 24 ore, ecco il perché del termine magari 15 minuti prima del tempo.Evidenzio anche il fatto che i solo sono partiti 15 minuti prima delle 12am, facendo un giro di 7 km che li ha portati in paese, per poi iniziare sul trial di 23.81km, che si differenziava da quello delle squadre per un’eccedenza di 5 km, proprio perché Campionato del mondo,con numerosi soldi in palio per i vincitori. Detto questo poche parole per dire che la gara è stata funestata da temporali improvvisi e molto forti e violenti, che hanno messo in seria difficoltà tutti i biker. Molti i ritiri tra i quali Tinker, bloccato dal fango in un’occhio. Le salite in single track sule radici diventano così impraticabili in sella e il fango, che entra in ogni dove,blocca inesorabilmente il mio cambio,del quale potro’ usare solo le corone centrali, nonostante le continue cure di Gianni. Le mie concorrenti, dotate di bici di scorta,sono invece più facilitate e non si sono trovate come me,a perdere tempo nel liberare una catena che incastrata impediva il procedere.Il risultato ottenuto è una sesta posizione,che mi soddisfa pienamente e mi ripaga dei tanti sacrifici fatti.Rebecca Rush trionfa nuovamente, mentre il giovane aussie James Williamson predomina in campo maschile.Sottolineo la grande ed importante presenza Aussie;atleti che hanno in campo maschile conquistato i primi 4 posti.”We do these events because they offer us an opportunity to transcend our own perceptions and come face-to-face with our naked reflection. Somehow, we find some sort of odd comfort in the meditative state that we achieve during the race.” Le parole di Brett le mie e credo anche di tutti i solo rider: non è la velocità,il vincere una medaglia,l’essere primi l’elemento che cerchiamo,ma il vivere la strada stessa,che altro non è che continua opportunità di crescita e maturazione interiore.Torno dal Canada con un’esperienza di vita che mi ha cresciuta come persona e come ciclista,consapevole che certe emozioni,nella vita,si possono vivere rare volte e ritenendomi fortunata per averle potute trovare davanti, no sotto,la mia ruota.